Kundgebung-34

PER UN TAGLIO DEI TEMPI NEL PAGAMENTO DEL TFR NEL SETTORE PUBBLICO

I dipen­den­ti pub­bli­ci atten­do­no attu­alm­en­te fino a 27 mesi per il paga­men­to del TFR. Il Team Köl­len­sper­ger pro­po­ne che la Pro­vin­cia si impeg­ni ad anti­ci­pa­re i tem­pi del ver­sa­men­to, oggi intol­lera­bilm­en­te lunghi.

Con il decre­to “Sal­va Ita­lia 2011” sono sta­ti signi­fi­ca­tiva­men­te pro­lunga­ti i ter­mi­ni per l’e­ro­ga­zio­ne del TFR dei dipen­den­ti pub­bli­ci in caso di inca­pa­ci­tà lavora­ti­va, deces­so o licen­zia­men­to volon­ta­rio. Nel 2014, la leg­ge di sta­bi­li­tà ha aggi­un­to la pos­si­bi­li­tà di vers­a­re il TFR al momen­to del pen­sio­na­men­to fino a tre rate, a secon­da dell’entità dell’importo: in un’u­ni­ca rata se non supe­ra i 50mila euro (pri­ma del­la “Leg­ge di Sta­bi­li­tà 2014” il limi­te era di 90mila); in due rate se l’im­por­to è com­pre­so tra i 50mila e i 100mila euro; in tre rate se l’im­por­to supe­ra i 100mila euro.

“E’ inac­cetta­bi­le aspet­t­a­re così a lun­go del den­a­ro legit­ti­ma­men­te gua­da­gna­to, inolt­re c’è una dis­pa­ri­tà di trat­ta­men­to tra pub­bli­co e pri­va­to”, spie­ga Maria Eli­sa­beth Rie­der. Nel set­to­re pri­va­to, il trat­ta­men­to di fine rap­por­to vie­ne ver­sa­to alla fine del rap­por­to di lavoro, ad esem­pio con l’ul­ti­mo sti­pen­dio. La Cor­te cos­ti­tu­zio­na­le sta attu­alm­en­te esami­n­an­do se ques­ta dis­pa­ri­tà sia ammis­si­bi­le ai sen­si del­l’ar­ti­co­lo 81 del­la Cos­ti­tu­zio­ne o al con­tra­rio incostituzionale.

Il Team Köl­len­sper­ger ha chies­to in una mozio­ne l’i­sti­tu­zio­ne di un fon­do di rota­zio­ne attra­ver­so il qua­le l’am­mi­nis­tra­zio­ne pro­vin­cia­le anti­ci­pa il TFR dei dipen­den­ti pub­bli­ci che ter­mina­no il rap­por­to di lavoro.

Il Team Köl­len­sper­ger ha chies­to in una mozio­ne che la Pro­vin­cia anti­ci­pi il ver­sa­men­to del TFR ai suoi dipen­den­ti che lascia­no l’amministrazione, una misura per­al­t­ro già pre­vis­ta dal rego­la­men­to del personale.

“Anche colo­ro che van­no in pen­sio­ne dov­reb­be­ro rice­ve­re tem­pes­tiva­men­te l’in­den­ni­tà di licen­zia­men­to”, con­corda­no Rie­der e il por­ta­vo­ce del grup­po con­si­lia­re Paul Köl­len­sper­ger, anche per­ché l’e­tà pen­siona­bi­le si sta alzando.

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